25 January 2017

Alduina ti vede

(o del dici che davvero davvero riesco a scrivere di decluttering anche io??)

mi pare ci sia la luce giusta, il silenzio giusto, il vuoto giusto per scrivere un po'. Per provarci almeno. Il 2017 è iniziato, non ho fatto tutto quello che avrei assolutissimamente dovuto fare e intanto siamo agli sgoccioli, tra pochissimo tornerò ad essere una lavoratrice, dopo ben 11 mesi di fermo.  Sospironis.

Il natale al paesello alla fine è stato come me lo ricordavo. Quello per il quale avevo coniato il label  ioodionatale. Qualcuno forse se lo ricorda (?) Solo che l'assetto ormonale di partenza questa volta era stratosferico e quindi lo avevo addirittura atteso con gioia. Ingenua. Come se due ormoni potessero avere la meglio sul peggiore momento dell'anno (o quasi). E' andata a finire più o meno come sempre. In molte circostanze e con molte persone sono stata un martello pneumatico di furiosaggine. Molesta e insistente come una zanzara malarica. Avevo davvero molta voglia di vederle e passare mooolto tempo con loro. Ma non era il caso, non era il momento, forse loro non erano delle energie giuste? o forse la mia insistenza e "pedanza" ha rovinato l'ambiente. Con altre sono stata insensibile e disattenta, fino crudele. Solo perché mi pestavano qualche nervo sensibile? Sia detto en passant che la genitorialità scuote fortemente le amicizie (quanto se ne potrebbe parlare). Ho anche collezionato un discreto numero di pacchi. Mi hanno colpita sul momento, ma poi si passa avanti e pazienza. Sarà per l'anno prossimo, oppure anche ciccia. Prima o poi, come gli espatriati di lunga data, non  rientreremo neppure più a natale. Ne conosco tanti.  Anche perché faccio fatica ad accettare che l'unica capatina al paesello sia ormai destinata ad essere natalizia. Io che, appunto, ioodionatale.


Bisogna però menzionare, per dovere di cronaca, che c'è stato un colpo di scena notevole. Un amico atavico ci ha prestato casa dei suoi genitori inabitata da un paio d'anni, dove da ormai diverso tempo non tornano neppure di passaggio. Un calendario cartaceo era fermo a gennaio 2016, uno di legno al 19 giugno di un anno imprecisato. Giusto i pavimenti erano  un po' polverosi, per il resto sensazione di lindo, ordinato, zen. Tidy direbbe qualcuno. Bisogna sapere, infatti, che la mamma di questo amico atavico ha grande fama di donna precisa, ordinata e maniaca di pulizia e candore. Bastino le parole di mia suocera e proprio a voi l'hanno prestata questa casa!!? Da un po'  assisto allibita a quella che chiamo transizione-sciuraggine che ormai da tempo vedo essersi operata in molti miei amici. Sembrerebbe io mio turno, solo che la transizione è moooolto lenta. Io ed il chercheur siamo bene che indietro, non molto lontani da quando il forno era nudo. E per inciso beviamo ancora acqua nei barattoli della bonne maman. I miei coetanei invece ti offrono pattine all'ingresso, puliscono dove passi e possibilmente non ti invitano mai a casa loro. Anche oltralpe, le mamme del parchetto sono lì a declamare quanto sono organizzate in casa e poi sono erano (prima che iniziassi la mia personale transizione sciuretti) tutte a casa mia per caffé-sessione gioco. In fondo a ben vedere era

Ma magari ne parliamo un'altra volta del fattore sciuretti?!

Stavo parlando invece delle chiavi della casa linda&zen in mano di noi riciclatori compulsivi di barattoli  bonne maman. Poi si propone una cena di santo stefano in questo nostro da noi transitorio. E forsanche il capodanno. Ci aggiungo poi io perché a questo punto mi voglio proprio rovinare un pranzo-festa a sorpresa per il quarantesimo di compleanno del chercheur mio. Vanna Marchi della socialità ai duri tempi della sciuraggine.

A me intanto che organizziamo si annoda la gola. Perché in questi mesi di casalinghitudine ho cercato di  ordinare, sistemare, organizzare, ottimizzare al fine di stare meglio e tenere tutto pulito in quel di casa mia al MontePello. A tratti ci sono anche riuscita. Quando la schiena me l'ha permesso sono andata a fare acquisti per la casa, le scatole colorate, quelle che non so come le chiamiamo in italia ma io qui  googolo (e acquisto) compulsivamente come boites de rangement. Ho svuotato e sistemato cassetti, senza però portare il contenuto al cuore per vedere cosa 'sparkled joy' (cit. scopro ora che è uscito anche il sequel...) Ma più che quel decluttering che tanti declamano mentre io storco il naso, ho cercato nuovi paradigmi. Alcun li ho anche trovati. Tipo che il mio piano cucina ogni mattina dopo colazione ora riesco a rimetterlo in ordine. La tavola da pranzo che mesi fa era costantemente piena di roba anche lei si fa sgombra di primo mattino. Sto lavorando ai fianchi i miei hotspot direbbero le flylady (cit. giusto per dire che sto fino studiando).
Ma è un equilibrio così precario che mi gira la testa. Così faticoso che quando siamo tornati a casa dopo quasi 3 settimane italiche mi sono letteralmente sentita le gambe molli a vedere il caos che avevamo lasciato e la fatica che ci sarebbe voluta a riprendere il filo. E giusto a ridosso di questo nuovo inizio.

Alla fine s'è fatto tutto. Santo stefano, mini-capodanno e festa sorpresa. E tenere la casa zen pulita è stato facile, perchè era vuota, graziosa, funzionale e si faceva volere un gran bene... Quelle albe dalla finestre dell'ottavo piano poi. Meravigliose. Bisogna proprio lavorarci alla zenitudine di casa.


E insomma di decluttering in sé non era ora, ma qualcosa mi dice che ne parlerò eccome, visto che mentre questo post lievitava in draft ho fatto la follia. Ho acquistato la mia copia della tipa furiosa che mette le cose al petto per decidere del loro destino. Il fatto che tra le varie possibilità io abbia scelto il libercolo con  "i miei ghirigori" dovrebbe essere di buon auspicio. Ne parlate o avete parlato tutti, e sia.

Prima di una -chissà- trasformazione, metto sul diario la foto della mia libreria adorata, che chiamo Pinterest. In attesa della libreria nuova che dovremmo disegnare e il chercheur, nuovo Geppetto, dovrebbe costruire, io la guardo, un po' è tanta e troppa robbba, piena di cose totalmente inutili. Un po' è tanto Squabus... Vediamo che ne sarà di lei...

Buon 2017 a tutti !!!





la mia "libreria-Pinterest"

16 November 2016

cose che devo assolutamente fare


Telefonare a mia zia pittrice, nonché sorella di mia madre per annunciarle, se non le sia già arrivata all'orecchio la notizia, che ha un altro pronipote. Le telefonate non sono il mio forte. Lei poi mi ricorda così tanto mia madre che è dura. Ma tre mesi e quasi e mezzo sono una follia di procrastinazione. Senza contare la gravidanza, che va bene tutte le piccole e grandi preoccupazioni del mentre. Le perdite, gli ecografisti incapaci, quelli troppo bravi. Le ernie e la sciatica. E soprattutto i blocchi emotivi e l'impossibilità di lasciarsi andare. Va bene tutto ma è grande ora che io alzi quella fottuta cornetta. Magari oggi stesso?
Scrivere a tantissime persone. Finire quella email per Acca, scrivere al mio capo e ai miei colleghi olandici. Scriverne millemila altre per riconnettermi al mio mondo piumato. Che sì: la vita milanese  atavica e non, francese della prima volta, americana e olandese, sono tutte finite, ma ci sono persone che non voglio perdere e io ci voglio e posso credere alle amicizie che resistono alla lontananza.
Usare magari il "faire part" della nascita del neo-bimbino innominato come scusa per scrivere (Dare un nome a quel bimbino )
Fare quel fairepart. E che ci vorrà mai? un'oretta? Sarà pure divertente. Ma è un simbolo. Una metafora, come sempre. E procrastino.

Organizzare n aperitivo con i vicini.


Scrivere, scrivere, scrivere un sacco- pestare sulla tastiera come una dannata..

Scrivere alla mia coach. A quella bella donna che è stata la mia coach per un po' e poi sono stata risucchiata da un'altra dimensione. E non penso che riprenderò il coaching a breve. Ma le devo e le voglio un grande ringraziamento.
Scrivere una mail di ringraziamento anche alle due belle donne del Parto Positivo, perché la loro presenza in rete e i loro suggerimenti sono preziosi e bisogna assolutamente ringraziare le cose preziose.
Scrivere quella lettera di reclamo al pronto soccorso per il trattamento subito da un'infermiera stronza aguzzina e liberarmi da quel fastidio che mi rode al pensiero di quel maltrattato restato lì nei miei ricordi. Chissà che universo triste c'è dietro quella donna.
Osare scrivere e condividere di tutto ciò che mi tocca. Della polmonite, esperienza mistica. Del conflitto di lealtà che impedisce le persone di essere piuma dopo tanto piombo. Di nascite e  bimbini sorridenti. Di fratellanza e gelosia molto ben celata. Di come il cuore si espande, è vero quel che dicono. Ma è anche molto difficile . Di fantasmi della propria infanzia e sorellanza che si proiettano.

Creare un nuovo blog se davvero mi va. Mi va?


Rimettermi in carreggiata con la dieta ché la ciccia mi sta pericolosamente ricolonizzando.Mentre la schienaal momento regge gli 8,5kg per tre mesi di lattante, ma grida ancora la sua fragilità. E quindi organizzarmi bene per tornare in piscina . Oppure prendere sul serio il "power walking" (termine appena scoperto che suona meglio del nordic, che poi comunque col passeggino niente nordic). Farlo senza cincischiare. Ora che pare io possa camminare. (Non dirlo troppo forte che il dolore e l'ultimo blocco della schiena non è poi così lontano).

Riprendere la meditazione. Che andava benino e poi...


Sbrigare un bel po' di beghe burocratiche. Che noia.

Va be ma allora anche trovare il mio futuro, da agosto 2018 quando la mia olimpiade si sarà -vivaddio?- conclusa.

Continuare ad essere così felice.

Possibilmente senza sentirmi orribilmente in colpa.

10 November 2016

metti poi un uragano

 
 
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C'erano una volta

 
  una squabus 

 un chercheur

      un Alfetta


.Poi

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 un mattino di inizio agosto, all'alba  -sei minuti prima dell'alba, per essere precisi -

è arrivato lui... 
 
Lui

 bisognerebbe raccontarlo. 

Di come è arrivato, calmo e pacifico. E dell'uragano dolcissimo che ha rappresentato. 
 
 
 
Lui che, tra l'altro, è in cerca di un nome per il blog.
Ci sono dei validi candidati. Ma ne parliamo un'altra volta, senno perdiamo il "filo". Per questa volta chiamiamolo Dolce-Uragano

Lui che c'erano  tipo i blocchi, gli intoppi, gli ingorghi emotivi e non si riusciva mica ad abbandonarsi alla gioia aspettandolo. Lo si è spettato sena fronzoli, si diceva.
 
Poi..
 
.Poi i blocchi, gli intoppi, gli ingorghi li ha buttati giù uno ad uno. Con pazienza e dedizione. Un uragano benefico. Una gioia da non dormirci la notte, che non bastavano i suoi risvegli,ci voleva anche l'insonnia da felicità . Metti poi questa insonnia insieme alla fatica delle prime settimane e si arriva alla devastazione fisica  estrema -nascosta dall'euforia- Allo stupore esistenziale. Chè squabus -si conferma- è incline al baby-high, più che  blues. 
 
Noottate a guardare il soffitto e dire non pposso tornare alla vita di prima. Non ancora. Lunghe ore notturne a prendere decisioni, a vagliare possibilità. Che non è morale, dovrebbe essere vietato dalla legge, dover cercare chi si occupi di tuo figlio quando ha appena sei settimane. ma anche questo ne parliamo un'altra volta. 
Poi trovi subito una persona che pare proprio giusta. E piangi una giornata intera. E non lo sai che stai già covando la polmonite. APpunto. Sei così emotional che ci scrivi pure un post sopra. Che non verà mai la luce. COme tanti altri.
 
Chè sto blog, facciamola una parentesi,non lo so, forse lo chiudo e libero i miei pensieri altrove. Chè qui il conflitto di lealtà è troppo forte. Ne parliamo di conflitto di lealtà ad un certo punto?
Chè io non so se ce la faccio a parlare comme il faut della dolcezza degli uragani e dellla felicità dopo tutta la sofferenza che ho riversato qui.

Che a volte vorrei essere leggera come una piuma e invece poi mi ricordo che ero di piombo. E quel piombo è un po' ancora qui. MA non sono sempre stata di piombo io. L'altro giorno hoo riletto tutta a mia bacheca di faccialibro . E vi giuro che c'erano giorni, una vita fa, in cui anche io riuscivo ad essere leggera e a volte ironica. E devo trovarlo un saggio, uno studio, una tesi che parli di faccialibro e delle implicazioni esistenziali. *

Ho riletto tutta la mia bacheca, poi ho iniziato a scrivere una luuunga email ad Acca, la dottorandda mia preferita di due vite fa, in colorado. CHe sono secoli che non ci scriviamo e ancora mi manca così tanto che fa male. E la mail è ancora in draft. E non va bene. Ad Acca lo scrivevo. Tu mi hai conosciuta quado ancora non ero di piiombo e io oggi mi domando se è la mammitudine, l'orfanitudine, l'ennesima emigrazione... Cosa mi ha appesantita a questo punto???

E anche questo post sta per diventare un draft. Perchè ci sono troppe cose. E basterebbe l'uragano.

 
Poi una polmonite. Dicevo.
Ancora stupore
Tanta fatica
Molte dimenticanze
Che generano nuove fatiche.
Immensa gioia. 
Ancora esistenzialismo.
Un bel po' di musica. 
 
Riscopro Jovanotti...
Che anche Jovanotti a Saturnino l'ha chiamato dall'ospedale quella volta e gli ha detto tipo 'fratello stavolta sto proprio male'. E aveva proprio la polmonite. C'era scritto su un'intervista mi pare su repubblica, mi pare*.
E l'osteò. Anche quello bisognerebbe raccontarlo. Mi ha detto che i polmoni sono la tristezza. 
Quando stanno male i polmoni è la tristezza.
 
E io non avevo nè un naso che cola, nè la tosse nè niente. Ma mi si è bloccato un polmone una notte a mezzantte in punto e non riuscivo più a respirare. Ho vaneggiato vergognosamente quella notte.  Santo chercheur che non si fa mica spaventare dalle emozioni troppo forti... 
Che avevo la polmonite e nemmeno me ne ero accorta. Tutto qui.
 
Ed è che la felicità - o sono le emozioni forti, appunto, ci fanno spostare i nostri limiti.


Questo post è sponsorizzato da un fine pomeriggio in centre ville, un gouter con una nuova amica italiana che vive anche lei stabilmente a montepello e non è di passaggio e un'altra che forse forse rimane. 
e adesso non so dove mettere tutta questa energia... sono momenti in cui il mio rapporto col quartiere senz'anima vacilla...
e allora la metto qui questa energia...

Più insonnia felice per tutti !!




*
che leggo questo e lo sento talmente dentro che mi ammutolisco

**

21 June 2016

Senza fronzoli


Ok
Pochi fronzoli
Siamo in attesa. 

Concreta.

E un maschietto grande e cicciuto come suo fratello. Il terrorismo del feto oltre ogni percentile si ripete paro paro in Francia come fu in Olanda.
Tra l'impossibilità di stare seduta o l'orizzontalità obbligatoria, pena soffrimento terribile, e il bisogno di silenzio,  son passati, sileenziosi appunto, i mesi.
Questo bambino arriverà in un momento non precisato nel centro della torrida estate Montepellina.. Se dovesse somigliare alla  gravidanza sarà un uomo senza fronzoli,  con le scarpe da ginnastica fino sotto i vestiti e le gonnelline frufru. Anche con 30 gradi all'ombra. Senza inutili poesie e smancerie. Senza foto della sua pancia che in molti reclamano senza che vengano mai scattate.
Ma comunque caparbio, riflessivo. Attento.  Saggio. Un Leone
Intanto Alfetta
(Che cresce,  superato il metro e dieci per i suoi 4anni e due terzi,  piange che deve andare assolutamente all'ecole militaire, anche quando è malato. Ed è in fissa -en fin, non che  vedessimo l'ora, ma ce lo  aspettavamo - sulla morte.. io non voglio essere morto... ma questo in un'altra puntata.)
Alfetta, dicevasi, è tutto "il mio fratellino di qui, il mio fratellino di là "
Nonostante io non faccia che ripetergli che i primi tempi questo fratellino no sera nada divertido. Lo siento corazòn! Preparati
Alfetta, aka VTB (Va Tutto Bene), ma solo apparentemente, ché poi cova eritemi, balbuzie, costipazione da spannolinamentp che durano un paio d anni e voglio vedere se adesso davvero stiamo vedendo la fine. Si lo so, prima di un nuovo inizio. ..
Alfetta insomma aspetta pazientemente. E aspetta che ti aspetta andrà al centro estivo tutta la santa e torrida estate. Gulp.


Io intanto scopro altre frontiere della zenitudine.
Dopo il correre,  è diventato impossibile camminare (ah il nordic.walking, pare un sogno a ripensarci...)
Poi impossible stare in piedi e fino seduti.  L'ho già detto?
Non poter star seduti è una cosa che bisogna provare.
Seduti si scrive si ragiona si crea.  Si decide. E si ha l'energia di mettere le virgole dove si deve...
Bisognerebbe insegnare nelle scuole a ragionare in posizioni alternative. Che poi ti ritrovi a non poter star seduta da quattro mesi -e quando sgarri che pareva andare meglio e vai al richiamino della mediazione e siccome adesso la posizione dell astronauta è impossibile causa pancia, ci provi a stare nella posizione del loto quella mezzoretra, poi ti toccano due settimane di letto e niente altro che letto e lacrime e quasi imazzimento, neanche sederti due minuti a mangiare riesci
. Quindi basta seduta.
E  scrivere sul "not so smart" phone sdraiata nel letto non da la stessa soddisfazione.
Però poi è anche vero- chissà - che in ogni situazione terribile si può trovare la luce. Se per esempio non fossi stata così nella cacca forse non ci sarei andata per una settimana in piscina tutti i giorni.  A provare quel senso di pace,  finalmente.  E giorno per giorno l acqua rilassava qualche cellula in più. Finché non ho potuto andarci di nuovo da sola. Prima andavo due volte a settimana.  Ora  ogni giorno che ha fatto il Signore.  Che non ci devo mica più pensare.  Mi ritrovo in machina a soffrire quei minuti che mi  separano dall acqua. Poi
mi immergo lentamente e mi ritrovo. La pace. Trenta minuti di respiri alternati, uno a destra e uno a sinistra ogni tre bracciate (e mi viene da pensare all emdr, chissà non ci siano analogie).  E il potere carartico si vede anche nelle braccia che l acqua sta scolpendo, nelle gambe ancora sgonfie all'alba dell' ottavo mese. Nel buonumore ritornato. Nella capacità ritrovata di  pensare.
Forse si vede.
E insomma io non posso sedermi, non posso camminare, ma ora chiudo qui e come quasi ogni midi me ne vado a nuotare.


16 December 2015

Il-Fu-Chiamato-Pistacchio


Il-Fu-Chiamato-Pistacchio ha tre anni e tre quarti e ancora un pochetto in più, è alto un metro e cinque centimetri circa ed è bello da togliere il fiato (ma si sa, ogni scarrafone..). Ha iniziato l' école militaire école maternelle da tre mesi ed ha imparato talmente tante cose da lasciare a bocca aperta.

Il-Fu-Chiamato-Pistacchio (IFCP) ha spiccate doti artistiche, intanto canta come un fringuello in botta adrenalinica, tiene il tempo che neanche un jazzista e suona la batteria con la voce, che ti dici se non musico sarà forse rumorista. Ha anche pronunciate doti da teatrante. Fa delle facce che ci resti secco, ha il naso di pongo che quando spinge il labbro in giù il naso gli diventa lungo e tutto strano. Al gioco dei seri vincerebbe sempre se non fosse che vuole che vinci anche tu e allora lo annuncia fino: Adesso vinci tu! E dopo 5 secondi di orologio scoppia in una risata fintissima e hai voglia a dirglielo che non si fa, lui vuole che vinci tu. E tu rimani in dubbio che faccio glielo insegno che quando si gioca bisogna avere rispetto dell'avversario e dare tutto? Che il gioco non è gioco se si sa già in partenza chi vince. Oppure va bene così, al mondo ci vuole anche gente non competitiva. E non avrà invece de problemi poi, in mezzo a tutti quegli squali? Se non glielo insegno ora il diritto alla vittoria, forse non sarà mai capace di vincere, proprio come sua madre...

Ma non c'è problema, pare, tempo una settimana, dieci giorni che questo post è restato a lievitare in draft, IFCP mi ha smentita ed ha preso a canticchiare je vais gagner, je vais gagner, come un ossesso, ogni volta che gioca a qualsivoglia gioco, anche se non sta vincendo. Insomma vabene così.

IFCP mi somiglia comunque  terribilmente e questo mi preoccupa. Nella sua impazienza, intolleranza e senso del dovere. Nei suoi scatti d'ira incontrollabili e fulminei. A noi ci fa vedere i sorcetti verdi e belli fluorescenti pure, eppure, dicono le autorità competenti dell'accademia militare, che IFCP dove lo metti sta e non crea nessun problema. Proprio come sua madre alla sua età, che veniva chiamata il Piccolo Budda. IFCP è come sua madre ma ha per madre una versione più incazzosa di se stesso, che gli dice Alla cantine (la mensa) se gli altri bimbi fanno troppo rumore tu digli di stare zitti!
Protesta perdio!
Se a scuola c'è qualcosa che non ti piace tu dillo.
Fatti rispetttare bimbo mio.

Perchè a me dicevano di stare brava e buona in un angolino e non dare fastidio e guarda come sono finita... Credici bimbino mio. Hai il potere di cambiare le cose che non ti piacciono, te lo assicuro. No che quelli dicono che non c'è nessun problema e poi tu torni a casa un tantinino stressato dalla mensa, dal dormitorio. Porcaccia, bimbino, ma dove siamo finiti?



IFCP ha avuto anche lui un anno molto difficile appresso a noi grandi presi da preoccupazioni e tristezze che non siamo riusciti a risparmiargli, nè tanto meno a spiegargli fino in fondo, non era il caso, non sapevamo come. L'inizio dell'école è stato difficile e ancora ci stiamo adattando mi pare, sembrerebbe che il peggio sia finito.


Il peggio è stato quando a casa sembrava andasse tutto bene e poi all'improvviso una crisi di rabbia, appunto, incontrollabile e fulminea. Finchè mi è parso di vederci un pattern, tipo i disegni in 3D che devi perderci lo sguardo e quelli saltano fuori. Ho guardato a lungo, un po' incredula, le crisi, i battibecchi, che tutto sembrava andare bene e poi si arrivava a sera, arrivava il chercheur, finalmente tutti e tre insieme e invece iniziavano le guerre. Finchè una parola è saltata fuori, in 3D: Alfa ! Questi sono due maschi alfa a confronto. Va tutto bene, poi arriva suo padre, giocano, si divertono, ma ad un certo punto sbam. Ma che è? Sarà la lotta per la supremazia?
IL peggio è finito secondo me quando ho intravisto e ho accettato il fatto che una brava donna alfa, sa mediare tra due maschi alfa, di cui uno in fieri, che a l'école è Budda ma a casa vuole appunto alfeggiare.


Ecco perchè non riuscivo più a chiamare Il-Fu-Chiamato-Pistacchio come si chiamava prima, perchè si era trasformato. Signori e signore ecco a voi il mio piccolo e bellissimo esemplare di uomo, che fu chiamato Pistacchio e ora è diventato Alfetta.

29 November 2015

La non violenza, la pazienza e la perseveranza

(correva il 25 novembre)

ed eccomi qui eccomi-là all'alba di una due giorni di fuoco...

Dovrei, vorrei e non vorrei, dire due parole su Parigi, sulla radicalizzazione e il perdersi in qualcosa di troppo grande e brutto. Da un lato. E il non rendersi conto di alimentare l'odio, dall'altro lato.

Invece mi  sveglio con un sogno che mischia tutto. Che mischia i due sensi di colpa che mi trascino dietro negli ultimi mesi. L'amica a cui abbiamo tirato il bidone ad agosto. I compromessi, la conciliazione, la solitudine ed il provare a farsi del bene. Il senso di colpa. L'avere torto sul piano razionale. L'avere tante attenuanti sotto-sotto e l'infuriarsi che non contino minimamente.

E il collega-fratello che mi mette, mi pare mi metta, la testa nell'incavo del divano.


Tra un paio d'ore partiamo in ritiro, due anni fa con quel collega ci dicevamo delle cose carine nella mia lingua natale. Che non é una cosa da poco per una che si trova quasi perennemente sul terreno linguistico altrui.  Mi viene sempre naturale andare incontro, se posso parlo la lingua propria al mio interlocutore. Non a caso ne ho imparata qualcuna. Mi interessava questa cosa di mettere gli altri a proprio agio. Persino a mio "svantaggio". A me non importa, purché sia comodo tu....


Comunque... ci dicevamo cose carine due anni fa e poi è andato tutto a puttane. Negli ultimi giorni mi sono immaginata di avvicinarlo tra una canzone e l'altra del dj abbastanza trash che si occuperà dell'animazione e di parlargli. Gli direi tipo

senti...me lo hai detto tu un anno fa che ti stavo usando come punchball
e io alle cose ci ripenso sempre mille e mille volte
E ora che il peggio forse é passato, che dio lo voglia
Che il peggio di me l'ho dato e neanche mi rendevo conto
ed é rimasto dietro di me alle spalle
Potrei forse dire che era vero
Si forse era vero
Che eri il mio punchball
che non é stata proprio colpa tua
Che se anche per un anno quasi buono ogni mattina che ti sentivo aprire bocca ti avrei preso a calci nelle gengive
anche se ti ho odiato come si riesce difficilmente ad odiare qualcuno.
cioé ce ne vuole..

Perché rappresentavi il male
E ora infece mi fai fino tenerezza
Che forse sei cambiato anche tu eh chissà
Ma io sicuro
e allora mi viene l'impulso di dirtelo con un cocktail in mano, dopo quattro salti in pista, magari un po" brilla. Che mica mi capita più spesso e posso pure dare la colpa alla mancanza di allenamento alcolico.
Che mi dispiace, che poteva anche andare altrimenti. Che non sono fiera di come mi sono comportata Che ero ferita e sofferente anche altrove e non sono stata facile con te.

E gliel'ho anche raccontato al chercheur di questa cosa che mi sto immaginando. Perché non voglio più sentirmi in guerra guerra e voglio fino fare la pace e volemose bene tutti, in armonia. Pero' sono spaventata. E il chercheur ne ha convenuto con con me. Che è tipico mio.
Assumere.
Prendermi responsabilità prima che lo facciano gli altri e poi gli altri tana libera tutti.
E invece quello che nella mia immaginazione sarebbe uno scambio bello, a volte diventa mettermi in mano di persone consapevolmemte o meno alla ricerca di alibi. Che non sono oneste con gli altri e chissà con se stessi e allora il peso me lo prendo tutto io. E a che serve?

Che poi é che sono io che ho bisogno di parole, parole parole. Gli altri magari anche no. Magari anche meno parole, pe favore. Che la cosa possiamo anche risolverla senza stare a spiegarcela nei dettagli. Che magari va già bene cosi' E che comunque dal non salutarsi si é già passato al Bonjour, rigorosamente lin ingua locale. E ultimamente c'é scappato anche qualche Bonjour Squabùs, che si sa, non si pronuncia facilemente il nome di qualcuno che ci sta sul culo. E io già l'ho notato che ho avuto diritto ai miei qualche Bonjour Squabùs. E allora sono stata contenta e fiera della pazienza, dell'amarezza sottile che mi prendeva al pensiero che era tutto perduto ma io comunque -per una volta- non volevo lasciarmi andare all'ansia e allo sconforto. E invece ho deciso che comunque andasse avrei tenuto duro e sarei rimasta sul terreno della correttezza e apertura. Comunque é una parola che mi suona molto. Comunque vada. é un po' quel lâcher-prise che tutti qui predicano.

Il chercheur mi diceva lascia perdere che tu stai sempre a dare perle ai porci.
Perle ai porci dice lui. Ed é interessante, perché volendo seguire l'immagine, per me le perle sono sempre state piu importahti dei porci. Che importano i porci se ci sono le perle. A che serve tenersele per se le perle? Non lo so. Forse è semplicemente l'immagine che non è rappresentativa.

Quindi la mattina della partenza per il ritiro mi sono svegliata con le immagini di questo sogno assurdo che mischiava tutto. Un paper nel Giornale dove qualunque scienziato vorrebbe avere il proprio nome. Che è una cosa che sta accadendo per davvero ma nel sogno l'ho mischiata ben bene ad altro.
L'amica delusa e arrabbiata che mi chiude la porta in faccia settembre, proprio nel momento in cui come é per me tipico dico ti vengo incontro, vengo a parlare la tua lingua, anche se sotto sono arrabbiatissima. Poi me la riapre dopo un po' ma io a quel punto l'avevo chiusa.


Mi sveglio e le scrivo, due mesi dopo l'ultima porta chiusa, senza rileggere i precedenti che se no rischia che cambio idea. Poi parto per il ritiro domandandomi se e come parlero' col  Non-fratello.

(...)

E poi le cose buone e belle a volte succedono. Sono cose piccole, non sono miracoli, sono frutto di pazienza e apertura mentale e accettazione dei limiti e tempi altrui.


E allora forse Parigi un po' c'entra pure, perché per (provare a) sanare quello che ha portato a PArigi ci vorrà infinita pazienza e buona volontà. Non credo Parigi possa essere risolta alla radice sbattendo le porte.

04 November 2015

Avventure di un piriforme

Squabus, si diceva, ha perso un po' di peso. Sette otto  sette otto kili  iniziano effettivamente ad essere qualcuno. Intorno ai meno quattro le persone avevano già iniziato a fermarla nei corridoi per chiederle come aveva fatto, potenza dello sport associato alla dieta. Quando persino Bianconiglio (della quale Squabus ha più volte sognato di raccontare e raccontare -e ce ne sarebbe stato ben donde- senza poi farlo mai) le ha chiesto consiglio... e lei gliel'ha dato -il consiglio, al Bianconiglio- e pare stia  funziomando... Squabus allora si è promessa di venire a dirlo anche al blog come ha fatto, un giorno.

Che forse ce l'ha fatta perchè era un filino disperata e diceva "Se questa cosa meravigliosa che vorrei tantissimo non può poprio-proprio succedere, allora succederà qualcosa che é in mio potere, qualcosa tipo il contrario" e trovava che questa era una battaglia fattibile su cui riversare le sue energie strane. Insomma puo' essere che la chiave sia stata la disperazione o forse invece la dieta é davvero miracolosa e lei allora la racconta al mondo e forse che forse nasce la dieta di Squa e milioni di ex cicciotte, come direbbe il-fu-chiamato-Pistacchio, poi la ringraziano, perchè no? Le piacerebbe fare felici tante persone cicciotte!


La dieta di Squa però un altro giorno, Oggi Squabus c'ha il blues del piriforme. A fine giugno ad un mese di regime, che pero' ancora doveva diventare la Dieta-di Squa-Marchio-Registrato (DSMR), si era appena a -1kg e qualcosa. A quel punto lei da Arya ha sentito di nuovo parlare di Albanesi, vecchia conoscenza di anni e anni orsono. Si è detta cià proviamo di nuovo sta stronzata cosa noiosa del camminare alternato alla corsa.

A fine luglio, a furia di camminare, correre, contare calorie,  aveva perso ulteriori 2.5kg . A questo punto  la mitica DSMR era nata e rodata!

A fine agosto nonostante tre settimane di vacanza itinerante , ma grazie al work-out-every-other-day aveva mantenuto e fino perso un altro chiletto, sfondando l'odiatissimo muro dei 70, oltrepassato e mai rientrato quasi 9 anni orsono in concomitanza all'abbandono dello smodato uso nicotinico .

Andava quindi tutto alla stragrande. Abbronzata, snella e pimpante, Squabus si sentiva pronta ad affrontare l'autunno e quindi poi quel mostro a cento teste chiamato natale.
Si subodora già la catastrofe, vero?


Il 4 settembre, venerdì, ore  7.20 sul quinto km del suo ormai consueto appuntamento di walk-and-run, che era iniziato come:
 [2 minuti di walking + 3 minuti di running] x 8 volte,
poi shiftato a
[200m di walking + 800m di running] x 5
e poi ancora x7, quando s'era aggiunta una certa baldanza...

Lo shift dai minuti ai metri, giusto per giocare a vedere se un giorno lontano avrebbe potuto aspirare a correre 5km in meno di 30 minuti. Il 4 settembre, ore  7.20, in quel di Frittole, frazione di  Sans âme,   Squa ha avuto la pessimissima idea di verificare questa curiosità che avrebbe anche potuto restare irrisolta: "Ma io in un minuto quanti metri riesco a fare  a velocità massima che più massima di così non si può?" Squabus fa un cosìdetto allungo. Uno e uno solo, della durata di un minuto. Squabus, ora ce lo sa,  non è fatta per gli allunghi. Il suo piriforme destro in particolare, apparentemente. Dopo 2 mesi di onorata e soddisfacente carriera di walk-and-run, Squabus punta troppo in alto e si spacca il piriforme.

Squabus ci corre sopra comunque, pur se a ritmo più blando. Fino a fine settembre cammina/corre 5 volte 5km, perdendo ulterioni 2kg.

Il 29 settembre il fisitoterapista che la riceve le spiega  bene il suo caso, che si chiama, appunto, Sindrome del piriforme, che non é sciatica ma quasi. Le dice che é il caso  di fermarsi per un po' e vedere di guarire.  Squabus si ferma solo perché il fisio se l'é scelto sportivo e terapeuta di sportivi. Se lo dice lui sia. Negli stessi giorni Squa vedrà pure un podologo, anch'esso esperto di sport e riceverà un paio di solette in cambio della modica cifra di 170 neuri modicamente non rimborsabili dalla secù.

Squabus attacca, diligente come non lo é mai stata, con streching mirato e successivamente con esercizi di gainage (planks, tipo cosi') per rinforzare i lombari che il fisio dice essere inesistenti. Va meglio, poi a tratti peggio, poi ancora meglio. Quello che non é chiaro é se le solette aiutano o peggiorano. Squabus é ancora in dubbio al riguardo.

Ottobre è il mese dell'umiltà. Di un nuovo passo nel paese dell'umiltà. Squabus scarica un contapassi (google-fit) e inizia a camminare.  Prima piano, poi più veloce. POi cerca di tornare in piscina che effettivamente aiuta! Potesse andarci più spesso!  POi studia routine di yoga da praticare nelle ore deliziose della sua insonnia mattutina. POi, a metà ottobre viene colpita dalla peggiore PMS da qualche tempo a questa parte (dove P, in questo simpatico caso, sta sia per Pre ce per Post) e si sa che Squa con PMS è messa maluccio.

Il 23 ottobre si iscrive ad una sessione di 90 minuti Bikram yoga . Il giorno dopo é nuova, nessun dolore, nessun male. Va tutto bene. Bikram yoga forever, sia lode al Bikram yoga, fosse solo logisticamente facile da praticare. Ma Squabus si sta attrezzando per portare il suo bagno alla temperatura di quaranra gradi centigradi e allorafrse farà l'autodidatta nel magico mondo del Bikram. 

Il 25 ottobre, fresca come un fiore, Squabus inforca le scarpette e va a camminare, poi non resiste e ci infila 4x3minuti di corsetta blandissima. La sera stessa i piriformi urlano, stavolta entrambi. Squabus, depressa e infelice, riappende il reggipetto sportivo al chiodo. E giusto per controllare anche le solette da 170€.

La fine del mese si porta comunque via un altro ultimo chiletto, quello ballerino.





Nella prossima puntata, che a questi ritmi uscirà ai primi di dicembre, racocnterà dello stadio ulteriore nell'universo chiamato Umiltà. Anticipa qui il titolo, indicativamente:

 Nordic walking is the new black

mi pare che già si sia capito tutto...


Memo to self: la pagina più utile che ho trovato sulla Sindrome del priforme

10 October 2015

P0rnògr@fic@


[sulle note di New York, New York]
tataratatà, tataratatà, tataratatà... 
Lyon Lyon... 



Caro blog,
ce l'hai fatta... mi sono seduta al pc. Dopo aver sistemato l'armadio, una doccia reale, una maschera, la pedicure, la tazza di te al sole. E niente, non avevo proprio più niente da farfugliare. Ho fatto di tutto per evitarti, ma alla fine eccomi. Che dài, tanto ora quèlo-là si sveglia. Un giorno te lo racconto che non si chiama più Pistacchio. No. Si è trovato un nomignolo più bello. Se lo è guadagnato sul campo e se lo merita tutto. Un giorno ti dirò pure delle fantasmagoriche avventure di quélo-là ancora Innominato all' école militaire maternelle militaire.

Un giorno cercherò di raccontarti i miei pensieri su tagli netti, rami secchi e decluttering. Ti dirò del perchè non riuscivo a dimagrire, e del come ce l'ho fatta. Sono una gran gnocca, lasciamelo dire... Sto un gran bene, me l'avessero detto non avrei mai creduto sarebbe bastato così poco tempo.
E' che le cose si scrivono quando si è pronti a negarle... mi pare. Ti racconterei della corsa, della passione che è scoppiata, della voglia di fare di più e della sindrome del piriforme. Maledetto piriforme, non mi avrai!!! Ti darò persino la ricetta di questa torta di marroni che non è niente male, dannata di quella Titolare, sa una ricetta più del diavolo! Pure di titolarismo di parlerei... E ti direi che ho in tasca un biglietto per la cittadina medievale olandica, metà novembre... un solo biglietto, nessun accompagnatore. Un sogno.

C'eravamo lasciati con cose tristi -e quando mai- e ora che le cose tristi sono finite -speriamo che non tornino più- io non riesco a scriverti. Ti dico che ieri ho letto questo post di Alice (ma voi la conoscete Alice? tutti dovrebbero conoscere Alice, secondo me). Ieri nel cuore della notte (le 21.30) leggendo  sono scoppiata a ridere e non riuscivo più a fermarmi. Il chercheur mi guardava preoccupato e allora gliel'ho dovuto leggere anche a lui il post del doudou. E abbiamo riso insieme. E poi il chercheur mi ha detto: sembra come scrivevi  tu una volta. E io mi sono fatta seria e pensosa.

E niente blog, non va bene sta cosa che ti cerco solo quando piango e sono impresentabile. Ho pensato che l'uso che ho fatto di te è P0rnògr@fic@, ho ripensato alla Carmen, un po' come disgustata, che mi dice no scusa Squa, non ti leggo più, non ce la faccio... O l'amica G. che parlando di blog mi disse: non ce la faccio proprio a infilarmi nella testa degli altri, neanche se consenzienti! Sto meglio, bloggino mio e mi è venuta un po' la vertigine al rendermi conto di quanti pensieri nudi e crudi ti ho affidato. 


Questo pensiero sconnesso lo dedico ad Alice, mi sa. Perchè mi ricordi com'ero e la cosa bella è che non me n'ero accorta. Ora ce lo so.

Niente panico, ad un certo punto le trasmissioni tristi tornano. Mi sà. MA magari anche no. Vediamo...

26 August 2015

May I see her?

11 Agosto 2015, in fuga

Ti ritrovi a pensare che aveva il suo dannato senso quell'impazzimento, quel dire agli amici ritrovati da appena due giorni, pur in condizioni per nulla uguali a quelle immaginate: Scusate ma noi ce ne andiamo, non giudicateci, abbiamo bisogno di spazio e di calma e di tempo.

E quindi ci siamo ritrovati io e te davanti a quel cancello ad aspettare papà, c'era la bicicletta in affitto da andare a riportare, le chiavi di casa degli amici da lasciare nella casella della posta perchè loro erano usciti. Faceva un gran caldo, intorno a noi c'era il traffico del boulevard Grosso, ma mentre scambiavamo queste poche parole per me è come se tutto si fosse fermato.

Mamma ti ricordi nonno E?
Si che mi ricordo nonno E

E mamma ti ricordi nonna A?
Certo che mi ricordo nonna A. E tu ti ricordi nonno P?

Si
E ti ricordi nonna S?

...
No, lo so, non puoi ricordartela, non l'hai conosciuta

E perchè?
Perchè è morta prima che tu nascessi. Tu eri nella mia pancia quando è morta

E mamma, la posso vedere?
No, non la puoi "vedere" perchè non c'è più, ma se vuoi quando siamo a casa di nonno P ti faccio vedere le sue foto

E anche i video?
No, non ho video, solo foto, se vuoi vederle me lo chiedi, d'accordo?

Si

Quando è tornato papà mi ha trovata con gli occhi pieni di lacrime, ho inforcato bici e occhiali da sole, il mondo ha ricominciato girare, io pedalavo e piangevo forte. Perchè da poco sai che esiste la morte, l'hai vista disegnata come un cavallo a zampe in su nel libro dei disegni arabbiati. E già quello, prima che succedesse, non mi riusciv a figurare di come sarebbe stato. Poi è semplicemente successo, senza troppo clamore. E non sei ancora preoccupato, è presto, ma so che ad un certo punto lo sarai e ora non so immaginare come potrò aiutarti.
Adesso stiamo parlando del fatto che anche le mamme possono morire e io, che sono ancora così ferita, non credevo proprio che sarei stata capace di annunciartelo.


Dovevamo forse essere in fuga, in un quadretto così surreale siamo riusciti a parlarne, mentre ogni altra volta che io ci abbia provato mi hai zittita. Ho capito che hai bisogno che queste conversazioni avvengano mentre io sono in piedi guardando altrove, in transizione tra una cosa e l'altra, come se nulla fosse. Che era idiota immaginarsi me e te uno di fronte all'altra che ci parliamo col cuore in mano. Tu non sei così, e va benissimo.


Appena il giorno dopo di nuovo ne parlavamo, non mi ricordo più perchè e per come. Tu giocavi, io stavo lì, in piedi sulla porta.

(...)
e dov'ero io quando nonna S è morta?
Nella mia pancia

e ho sentito rumore?
rumore? [!!??] ... forse mi hai sentita piangere forte

e perchè?
Perchè ero molto triste

e perchè?
Perchè era la mia mamma ed ero triste

Il tuo papà dietro di me stava appendendo i panni e mi ha dato un piccolo e tenerissimo pizzicotto sulla chiappa destra, che mi ha dato moltissima forza. Nessuna lacrima si è affacciata all'orizzonte. Cresciamo, bimbo mio, io spero che cresciamo forti.


Non mi hai ancora chiesto le foto, ma adesso sono pronta ad aspettarti. In piedi, guardando altrove. Va bene così.

05 July 2015

Maglia gialla

Scritto nel luglio 2013 riesumato nell'aprile del 2014 e ora a luglio 2015. Non male. 

Il Salagou

Squabus è in fase positiva, vivaddio. Sa che durerà poco e deve trovare il modo di farsene una ragione


Dovesse dire le tre caratteristiche salienti del periodo direbbe che sono: l'apertura al mondo, la voglia di sport di squadra, il desiderio di parlare di sè in terza persona. Come sentisse il dovere di coccolarsi, dirsi che tutto sommato sta facendo un bel lavoro, che va tutto bene. In prima persona non viene tanto bene.

Ma si diceva lo sport. Per fortuna lo sport la viene a stanare anche se lei non se ne ritaglia il tempo. A parte la corsa al passeggino, per cui teme di essere ormai famosa nel quartiere senz'anima. Adesso deve solo trovare un maestro yogi fidato, un gruppo di teatro e tornare in piscina, poi forse la nostalgia d'Olandia sarà scongiurata del tutto.

Un altro sport l'è venuto a stanare anche la settimana scorsa. C'era la giornata dedicata al team building con il suo gruppo.

Dopo aver accantonato il rafting, vivaddio chè Squa si cacava un po' sotto, la scelta è caduta su un bellissimo giro in mountainbike. In un posto a meno di un'ora da MontePello di cui riparlerà perchè l'ha già eletto meta preferita del week end. Un posto magnifico. Squabus era solita andare in mountainbike quando viveva in Francia la prima volta, sempre a sud, ma un po' più in là. Col chercheur e i sacerdoti del tempio si andava a pedalare nell'arrière-pays nizzardo. Le gite più belle che ricorda erano all'Esterel oppure intorno alla città di Moliere.  Per non dimenticare quella vacanza cicloturistica in Sardegna. 


Squabus in qualità di mamma-del-gruppo come è stata soprannominata (e quasi piangeva davanti ai colleghi a sentirlo) ha riservato le bici per tutti, della taglia giusta per ognuno.
Si è raccomandata  acqua e crema solare e via, si è partiti.

Il cielo era blu, il sole splendeva assoluto  e pure troppo. Il contorno era magnifico e già dopo pochi chilometri Squabus si è persa in quei meta-discorsi tra se e sè.
 
C'era il capo, che nonostante la sua età, maggiore di quella di tutti è partito in quarta e ha tenuto la maglia gialla del leader fino alla fine. Antidoping scherzavamo noialtri. Antidoping al traguardo!!

C'era quello che in mountain bike come sul lavoro deve andare di show off.

C'era quello dolce (Didi).

Cc'era quella che zotta zitta riusciva a stare dietro il capo.

Quella che zitta zitta invece non ce la faceva.

Quello che parte forte e invece gli son venuti subito i crampi.

Quello che non ti chiede come va neanche a morire, proprio non gli interessa e se glielo chiedi tu ti rsiponde: oui ça va come se fosse ovvio e tu avessi domandato che taglia di mutande porta

Com'è normale Squa ha cominciato a riflettere du di sè

Nnessuna ansia da prestazione, stava a metà, aspettava quelli che erano indietro. Se la cavava. Aveva molto meno paura di un tempo delle discese. Tra l'altro da quando è mamma è molto pià coraggiosa in generale, ha notato. A calcetto l'altro giorno è persio stata in porta e decentemente.
E adesso la vedesse il chercheur che scende giù dalle le discese con i sassi.


Intanto farfalle di colori bellissimi, profumo d'origano, il lago.


Squabus ha pensato che il capo che era davanti a fare il leader non aveva modo di rendersi conto
di quelli che restavano indietro e poi che di team building in quella circostanza se ne stesse facendo ben poco. E che forse in fondo in fondo aveva ragione a dubitare delle qualità direttive del suo capo.


Squabus nonostante faccia 10 kg circa di sovrappeso rispetto a quello che un tempo era il suo peso forma e che tra tutti loro era l'unica ad aver vissuto quello stravolgimento del corpo che è portare in grembo un esser eumano. Che dopo ci vuole una certa dose di volontà a tornare prestanti come si era abituate ad esserlo. E come fanno le mamme atlete se l'è sempre domandato.Squabus era tutto sommato tra quelli più freschi e prestanti. Il capo però l'ha vista sempre ultima perchè lei aveva voglia di apsettare quelli che non ce la facevano.


A Squabus, si sa, le metafore piacciono molto.