21 June 2016

Senza fronzoli


Ok
Pochi fronzoli
Siamo in attesa. 

Concreta.

E un maschietto grande e cicciuto come suo fratello. Il terrorismo del feto oltre ogni percentile si ripete paro paro in Francia come fu in Olanda.
Tra l'impossibilità di stare seduta o l'orizzontalità obbligatoria, pena soffrimento terribile, e il bisogno di silenzio,  son passati, sileenziosi appunto, i mesi.
Questo bambino arriverà in un momento non precisato nel centro della torrida estate Montepellina.. Se dovesse somigliare alla  gravidanza sarà un uomo senza fronzoli,  con le scarpe da ginnastica fino sotto i vestiti e le gonnelline frufru. Anche con 30 gradi all'ombra. Senza inutili poesie e smancerie. Senza foto della sua pancia che in molti reclamano senza che vengano mai scattate.
Ma comunque caparbio, riflessivo. Attento.  Saggio. Un Leone
Intanto Alfetta
(Che cresce,  superato il metro e dieci per i suoi 4anni e due terzi,  piange che deve andare assolutamente all'ecole militaire, anche quando è malato. Ed è in fissa -en fin, non che  vedessimo l'ora, ma ce lo  aspettavamo - sulla morte.. io non voglio essere morto... ma questo in un'altra puntata.)
Alfetta, dicevasi, è tutto "il mio fratellino di qui, il mio fratellino di là "
Nonostante io non faccia che ripetergli che i primi tempi questo fratellino no sera nada divertido. Lo siento corazòn! Preparati
Alfetta, aka VTB (Va Tutto Bene), ma solo apparentemente, ché poi cova eritemi, balbuzie, costipazione da spannolinamentp che durano un paio d anni e voglio vedere se adesso davvero stiamo vedendo la fine. Si lo so, prima di un nuovo inizio. ..
Alfetta insomma aspetta pazientemente. E aspetta che ti aspetta andrà al centro estivo tutta la santa e torrida estate. Gulp.


Io intanto scopro altre frontiere della zenitudine.
Dopo il correre,  è diventato impossibile camminare (ah il nordic.walking, pare un sogno a ripensarci...)
Poi impossible stare in piedi e fino seduti.  L'ho già detto?
Non poter star seduti è una cosa che bisogna provare.
Seduti si scrive si ragiona si crea.  Si decide. E si ha l'energia di mettere le virgole dove si deve...
Bisognerebbe insegnare nelle scuole a ragionare in posizioni alternative. Che poi ti ritrovi a non poter star seduta da quattro mesi -e quando sgarri che pareva andare meglio e vai al richiamino della mediazione e siccome adesso la posizione dell astronauta è impossibile causa pancia, ci provi a stare nella posizione del loto quella mezzoretra, poi ti toccano due settimane di letto e niente altro che letto e lacrime e quasi imazzimento, neanche sederti due minuti a mangiare riesci
. Quindi basta seduta.
E  scrivere sul "not so smart" phone sdraiata nel letto non da la stessa soddisfazione.
Però poi è anche vero- chissà - che in ogni situazione terribile si può trovare la luce. Se per esempio non fossi stata così nella cacca forse non ci sarei andata per una settimana in piscina tutti i giorni.  A provare quel senso di pace,  finalmente.  E giorno per giorno l acqua rilassava qualche cellula in più. Finché non ho potuto andarci di nuovo da sola. Prima andavo due volte a settimana.  Ora  ogni giorno che ha fatto il Signore.  Che non ci devo mica più pensare.  Mi ritrovo in machina a soffrire quei minuti che mi  separano dall acqua. Poi
mi immergo lentamente e mi ritrovo. La pace. Trenta minuti di respiri alternati, uno a destra e uno a sinistra ogni tre bracciate (e mi viene da pensare all emdr, chissà non ci siano analogie).  E il potere carartico si vede anche nelle braccia che l acqua sta scolpendo, nelle gambe ancora sgonfie all'alba dell' ottavo mese. Nel buonumore ritornato. Nella capacità ritrovata di  pensare.
Forse si vede.
E insomma io non posso sedermi, non posso camminare, ma ora chiudo qui e come quasi ogni midi me ne vado a nuotare.


16 December 2015

Il-Fu-Chiamato-Pistacchio


Il-Fu-Chiamato-Pistacchio ha tre anni e tre quarti e ancora un pochetto in più, è alto un metro e cinque centimetri circa ed è bello da togliere il fiato (ma si sa, ogni scarrafone..). Ha iniziato l' école militaire école maternelle da tre mesi ed ha imparato talmente tante cose da lasciare a bocca aperta.

Il-Fu-Chiamato-Pistacchio (IFCP) ha spiccate doti artistiche, intanto canta come un fringuello in botta adrenalinica, tiene il tempo che neanche un jazzista e suona la batteria con la voce, che ti dici se non musico sarà forse rumorista. Ha anche pronunciate doti da teatrante. Fa delle facce che ci resti secco, ha il naso di pongo che quando spinge il labbro in giù il naso gli diventa lungo e tutto strano. Al gioco dei seri vincerebbe sempre se non fosse che vuole che vinci anche tu e allora lo annuncia fino: Adesso vinci tu! E dopo 5 secondi di orologio scoppia in una risata fintissima e hai voglia a dirglielo che non si fa, lui vuole che vinci tu. E tu rimani in dubbio che faccio glielo insegno che quando si gioca bisogna avere rispetto dell'avversario e dare tutto? Che il gioco non è gioco se si sa già in partenza chi vince. Oppure va bene così, al mondo ci vuole anche gente non competitiva. E non avrà invece de problemi poi, in mezzo a tutti quegli squali? Se non glielo insegno ora il diritto alla vittoria, forse non sarà mai capace di vincere, proprio come sua madre...

Ma non c'è problema, pare, tempo una settimana, dieci giorni che questo post è restato a lievitare in draft, IFCP mi ha smentita ed ha preso a canticchiare je vais gagner, je vais gagner, come un ossesso, ogni volta che gioca a qualsivoglia gioco, anche se non sta vincendo. Insomma vabene così.

IFCP mi somiglia comunque  terribilmente e questo mi preoccupa. Nella sua impazienza, intolleranza e senso del dovere. Nei suoi scatti d'ira incontrollabili e fulminei. A noi ci fa vedere i sorcetti verdi e belli fluorescenti pure, eppure, dicono le autorità competenti dell'accademia militare, che IFCP dove lo metti sta e non crea nessun problema. Proprio come sua madre alla sua età, che veniva chiamata il Piccolo Budda. IFCP è come sua madre ma ha per madre una versione più incazzosa di se stesso, che gli dice Alla cantine (la mensa) se gli altri bimbi fanno troppo rumore tu digli di stare zitti!
Protesta perdio!
Se a scuola c'è qualcosa che non ti piace tu dillo.
Fatti rispetttare bimbo mio.

Perchè a me dicevano di stare brava e buona in un angolino e non dare fastidio e guarda come sono finita... Credici bimbino mio. Hai il potere di cambiare le cose che non ti piacciono, te lo assicuro. No che quelli dicono che non c'è nessun problema e poi tu torni a casa un tantinino stressato dalla mensa, dal dormitorio. Porcaccia, bimbino, ma dove siamo finiti?



IFCP ha avuto anche lui un anno molto difficile appresso a noi grandi presi da preoccupazioni e tristezze che non siamo riusciti a risparmiargli, nè tanto meno a spiegargli fino in fondo, non era il caso, non sapevamo come. L'inizio dell'école è stato difficile e ancora ci stiamo adattando mi pare, sembrerebbe che il peggio sia finito.


Il peggio è stato quando a casa sembrava andasse tutto bene e poi all'improvviso una crisi di rabbia, appunto, incontrollabile e fulminea. Finchè mi è parso di vederci un pattern, tipo i disegni in 3D che devi perderci lo sguardo e quelli saltano fuori. Ho guardato a lungo, un po' incredula, le crisi, i battibecchi, che tutto sembrava andare bene e poi si arrivava a sera, arrivava il chercheur, finalmente tutti e tre insieme e invece iniziavano le guerre. Finchè una parola è saltata fuori, in 3D: Alfa ! Questi sono due maschi alfa a confronto. Va tutto bene, poi arriva suo padre, giocano, si divertono, ma ad un certo punto sbam. Ma che è? Sarà la lotta per la supremazia?
IL peggio è finito secondo me quando ho intravisto e ho accettato il fatto che una brava donna alfa, sa mediare tra due maschi alfa, di cui uno in fieri, che a l'école è Budda ma a casa vuole appunto alfeggiare.


Ecco perchè non riuscivo più a chiamare Il-Fu-Chiamato-Pistacchio come si chiamava prima, perchè si era trasformato. Signori e signore ecco a voi il mio piccolo e bellissimo esemplare di uomo, che fu chiamato Pistacchio e ora è diventato Alfetta.

29 November 2015

La non violenza, la pazienza e la perseveranza

(correva il 25 novembre)

ed eccomi qui eccomi-là all'alba di una due giorni di fuoco...

Dovrei, vorrei e non vorrei, dire due parole su Parigi, sulla radicalizzazione e il perdersi in qualcosa di troppo grande e brutto. Da un lato. E il non rendersi conto di alimentare l'odio, dall'altro lato.

Invece mi  sveglio con un sogno che mischia tutto. Che mischia i due sensi di colpa che mi trascino dietro negli ultimi mesi. L'amica a cui abbiamo tirato il bidone ad agosto. I compromessi, la conciliazione, la solitudine ed il provare a farsi del bene. Il senso di colpa. L'avere torto sul piano razionale. L'avere tante attenuanti sotto-sotto e l'infuriarsi che non contino minimamente.

E il collega-fratello che mi mette, mi pare mi metta, la testa nell'incavo del divano.


Tra un paio d'ore partiamo in ritiro, due anni fa con quel collega ci dicevamo delle cose carine nella mia lingua natale. Che non é una cosa da poco per una che si trova quasi perennemente sul terreno linguistico altrui.  Mi viene sempre naturale andare incontro, se posso parlo la lingua propria al mio interlocutore. Non a caso ne ho imparata qualcuna. Mi interessava questa cosa di mettere gli altri a proprio agio. Persino a mio "svantaggio". A me non importa, purché sia comodo tu....


Comunque... ci dicevamo cose carine due anni fa e poi è andato tutto a puttane. Negli ultimi giorni mi sono immaginata di avvicinarlo tra una canzone e l'altra del dj abbastanza trash che si occuperà dell'animazione e di parlargli. Gli direi tipo

senti...me lo hai detto tu un anno fa che ti stavo usando come punchball
e io alle cose ci ripenso sempre mille e mille volte
E ora che il peggio forse é passato, che dio lo voglia
Che il peggio di me l'ho dato e neanche mi rendevo conto
ed é rimasto dietro di me alle spalle
Potrei forse dire che era vero
Si forse era vero
Che eri il mio punchball
che non é stata proprio colpa tua
Che se anche per un anno quasi buono ogni mattina che ti sentivo aprire bocca ti avrei preso a calci nelle gengive
anche se ti ho odiato come si riesce difficilmente ad odiare qualcuno.
cioé ce ne vuole..

Perché rappresentavi il male
E ora infece mi fai fino tenerezza
Che forse sei cambiato anche tu eh chissà
Ma io sicuro
e allora mi viene l'impulso di dirtelo con un cocktail in mano, dopo quattro salti in pista, magari un po" brilla. Che mica mi capita più spesso e posso pure dare la colpa alla mancanza di allenamento alcolico.
Che mi dispiace, che poteva anche andare altrimenti. Che non sono fiera di come mi sono comportata Che ero ferita e sofferente anche altrove e non sono stata facile con te.

E gliel'ho anche raccontato al chercheur di questa cosa che mi sto immaginando. Perché non voglio più sentirmi in guerra guerra e voglio fino fare la pace e volemose bene tutti, in armonia. Pero' sono spaventata. E il chercheur ne ha convenuto con con me. Che è tipico mio.
Assumere.
Prendermi responsabilità prima che lo facciano gli altri e poi gli altri tana libera tutti.
E invece quello che nella mia immaginazione sarebbe uno scambio bello, a volte diventa mettermi in mano di persone consapevolmemte o meno alla ricerca di alibi. Che non sono oneste con gli altri e chissà con se stessi e allora il peso me lo prendo tutto io. E a che serve?

Che poi é che sono io che ho bisogno di parole, parole parole. Gli altri magari anche no. Magari anche meno parole, pe favore. Che la cosa possiamo anche risolverla senza stare a spiegarcela nei dettagli. Che magari va già bene cosi' E che comunque dal non salutarsi si é già passato al Bonjour, rigorosamente lin ingua locale. E ultimamente c'é scappato anche qualche Bonjour Squabùs, che si sa, non si pronuncia facilemente il nome di qualcuno che ci sta sul culo. E io già l'ho notato che ho avuto diritto ai miei qualche Bonjour Squabùs. E allora sono stata contenta e fiera della pazienza, dell'amarezza sottile che mi prendeva al pensiero che era tutto perduto ma io comunque -per una volta- non volevo lasciarmi andare all'ansia e allo sconforto. E invece ho deciso che comunque andasse avrei tenuto duro e sarei rimasta sul terreno della correttezza e apertura. Comunque é una parola che mi suona molto. Comunque vada. é un po' quel lâcher-prise che tutti qui predicano.

Il chercheur mi diceva lascia perdere che tu stai sempre a dare perle ai porci.
Perle ai porci dice lui. Ed é interessante, perché volendo seguire l'immagine, per me le perle sono sempre state piu importahti dei porci. Che importano i porci se ci sono le perle. A che serve tenersele per se le perle? Non lo so. Forse è semplicemente l'immagine che non è rappresentativa.

Quindi la mattina della partenza per il ritiro mi sono svegliata con le immagini di questo sogno assurdo che mischiava tutto. Un paper nel Giornale dove qualunque scienziato vorrebbe avere il proprio nome. Che è una cosa che sta accadendo per davvero ma nel sogno l'ho mischiata ben bene ad altro.
L'amica delusa e arrabbiata che mi chiude la porta in faccia settembre, proprio nel momento in cui come é per me tipico dico ti vengo incontro, vengo a parlare la tua lingua, anche se sotto sono arrabbiatissima. Poi me la riapre dopo un po' ma io a quel punto l'avevo chiusa.


Mi sveglio e le scrivo, due mesi dopo l'ultima porta chiusa, senza rileggere i precedenti che se no rischia che cambio idea. Poi parto per il ritiro domandandomi se e come parlero' col  Non-fratello.

(...)

E poi le cose buone e belle a volte succedono. Sono cose piccole, non sono miracoli, sono frutto di pazienza e apertura mentale e accettazione dei limiti e tempi altrui.


E allora forse Parigi un po' c'entra pure, perché per (provare a) sanare quello che ha portato a PArigi ci vorrà infinita pazienza e buona volontà. Non credo Parigi possa essere risolta alla radice sbattendo le porte.

04 November 2015

Avventure di un piriforme

Squabus, si diceva, ha perso un po' di peso. Sette otto  sette otto kili  iniziano effettivamente ad essere qualcuno. Intorno ai meno quattro le persone avevano già iniziato a fermarla nei corridoi per chiederle come aveva fatto, potenza dello sport associato alla dieta. Quando persino Bianconiglio (della quale Squabus ha più volte sognato di raccontare e raccontare -e ce ne sarebbe stato ben donde- senza poi farlo mai) le ha chiesto consiglio... e lei gliel'ha dato -il consiglio, al Bianconiglio- e pare stia  funziomando... Squabus allora si è promessa di venire a dirlo anche al blog come ha fatto, un giorno.

Che forse ce l'ha fatta perchè era un filino disperata e diceva "Se questa cosa meravigliosa che vorrei tantissimo non può poprio-proprio succedere, allora succederà qualcosa che é in mio potere, qualcosa tipo il contrario" e trovava che questa era una battaglia fattibile su cui riversare le sue energie strane. Insomma puo' essere che la chiave sia stata la disperazione o forse invece la dieta é davvero miracolosa e lei allora la racconta al mondo e forse che forse nasce la dieta di Squa e milioni di ex cicciotte, come direbbe il-fu-chiamato-Pistacchio, poi la ringraziano, perchè no? Le piacerebbe fare felici tante persone cicciotte!


La dieta di Squa però un altro giorno, Oggi Squabus c'ha il blues del piriforme. A fine giugno ad un mese di regime, che pero' ancora doveva diventare la Dieta-di Squa-Marchio-Registrato (DSMR), si era appena a -1kg e qualcosa. A quel punto lei da Arya ha sentito di nuovo parlare di Albanesi, vecchia conoscenza di anni e anni orsono. Si è detta cià proviamo di nuovo sta stronzata cosa noiosa del camminare alternato alla corsa.

A fine luglio, a furia di camminare, correre, contare calorie,  aveva perso ulteriori 2.5kg . A questo punto  la mitica DSMR era nata e rodata!

A fine agosto nonostante tre settimane di vacanza itinerante , ma grazie al work-out-every-other-day aveva mantenuto e fino perso un altro chiletto, sfondando l'odiatissimo muro dei 70, oltrepassato e mai rientrato quasi 9 anni orsono in concomitanza all'abbandono dello smodato uso nicotinico .

Andava quindi tutto alla stragrande. Abbronzata, snella e pimpante, Squabus si sentiva pronta ad affrontare l'autunno e quindi poi quel mostro a cento teste chiamato natale.
Si subodora già la catastrofe, vero?


Il 4 settembre, venerdì, ore  7.20 sul quinto km del suo ormai consueto appuntamento di walk-and-run, che era iniziato come:
 [2 minuti di walking + 3 minuti di running] x 8 volte,
poi shiftato a
[200m di walking + 800m di running] x 5
e poi ancora x7, quando s'era aggiunta una certa baldanza...

Lo shift dai minuti ai metri, giusto per giocare a vedere se un giorno lontano avrebbe potuto aspirare a correre 5km in meno di 30 minuti. Il 4 settembre, ore  7.20, in quel di Frittole, frazione di  Sans âme,   Squa ha avuto la pessimissima idea di verificare questa curiosità che avrebbe anche potuto restare irrisolta: "Ma io in un minuto quanti metri riesco a fare  a velocità massima che più massima di così non si può?" Squabus fa un cosìdetto allungo. Uno e uno solo, della durata di un minuto. Squabus, ora ce lo sa,  non è fatta per gli allunghi. Il suo piriforme destro in particolare, apparentemente. Dopo 2 mesi di onorata e soddisfacente carriera di walk-and-run, Squabus punta troppo in alto e si spacca il piriforme.

Squabus ci corre sopra comunque, pur se a ritmo più blando. Fino a fine settembre cammina/corre 5 volte 5km, perdendo ulterioni 2kg.

Il 29 settembre il fisitoterapista che la riceve le spiega  bene il suo caso, che si chiama, appunto, Sindrome del piriforme, che non é sciatica ma quasi. Le dice che é il caso  di fermarsi per un po' e vedere di guarire.  Squabus si ferma solo perché il fisio se l'é scelto sportivo e terapeuta di sportivi. Se lo dice lui sia. Negli stessi giorni Squa vedrà pure un podologo, anch'esso esperto di sport e riceverà un paio di solette in cambio della modica cifra di 170 neuri modicamente non rimborsabili dalla secù.

Squabus attacca, diligente come non lo é mai stata, con streching mirato e successivamente con esercizi di gainage (planks, tipo cosi') per rinforzare i lombari che il fisio dice essere inesistenti. Va meglio, poi a tratti peggio, poi ancora meglio. Quello che non é chiaro é se le solette aiutano o peggiorano. Squabus é ancora in dubbio al riguardo.

Ottobre è il mese dell'umiltà. Di un nuovo passo nel paese dell'umiltà. Squabus scarica un contapassi (google-fit) e inizia a camminare.  Prima piano, poi più veloce. POi cerca di tornare in piscina che effettivamente aiuta! Potesse andarci più spesso!  POi studia routine di yoga da praticare nelle ore deliziose della sua insonnia mattutina. POi, a metà ottobre viene colpita dalla peggiore PMS da qualche tempo a questa parte (dove P, in questo simpatico caso, sta sia per Pre ce per Post) e si sa che Squa con PMS è messa maluccio.

Il 23 ottobre si iscrive ad una sessione di 90 minuti Bikram yoga . Il giorno dopo é nuova, nessun dolore, nessun male. Va tutto bene. Bikram yoga forever, sia lode al Bikram yoga, fosse solo logisticamente facile da praticare. Ma Squabus si sta attrezzando per portare il suo bagno alla temperatura di quaranra gradi centigradi e allorafrse farà l'autodidatta nel magico mondo del Bikram. 

Il 25 ottobre, fresca come un fiore, Squabus inforca le scarpette e va a camminare, poi non resiste e ci infila 4x3minuti di corsetta blandissima. La sera stessa i piriformi urlano, stavolta entrambi. Squabus, depressa e infelice, riappende il reggipetto sportivo al chiodo. E giusto per controllare anche le solette da 170€.

La fine del mese si porta comunque via un altro ultimo chiletto, quello ballerino.





Nella prossima puntata, che a questi ritmi uscirà ai primi di dicembre, racocnterà dello stadio ulteriore nell'universo chiamato Umiltà. Anticipa qui il titolo, indicativamente:

 Nordic walking is the new black

mi pare che già si sia capito tutto...


Memo to self: la pagina più utile che ho trovato sulla Sindrome del priforme

10 October 2015

P0rnògr@fic@


[sulle note di New York, New York]
tataratatà, tataratatà, tataratatà... 
Lyon Lyon... 



Caro blog,
ce l'hai fatta... mi sono seduta al pc. Dopo aver sistemato l'armadio, una doccia reale, una maschera, la pedicure, la tazza di te al sole. E niente, non avevo proprio più niente da farfugliare. Ho fatto di tutto per evitarti, ma alla fine eccomi. Che dài, tanto ora quèlo-là si sveglia. Un giorno te lo racconto che non si chiama più Pistacchio. No. Si è trovato un nomignolo più bello. Se lo è guadagnato sul campo e se lo merita tutto. Un giorno ti dirò pure delle fantasmagoriche avventure di quélo-là ancora Innominato all' école militaire maternelle militaire.

Un giorno cercherò di raccontarti i miei pensieri su tagli netti, rami secchi e decluttering. Ti dirò del perchè non riuscivo a dimagrire, e del come ce l'ho fatta. Sono una gran gnocca, lasciamelo dire... Sto un gran bene, me l'avessero detto non avrei mai creduto sarebbe bastato così poco tempo.
E' che le cose si scrivono quando si è pronti a negarle... mi pare. Ti racconterei della corsa, della passione che è scoppiata, della voglia di fare di più e della sindrome del piriforme. Maledetto piriforme, non mi avrai!!! Ti darò persino la ricetta di questa torta di marroni che non è niente male, dannata di quella Titolare, sa una ricetta più del diavolo! Pure di titolarismo di parlerei... E ti direi che ho in tasca un biglietto per la cittadina medievale olandica, metà novembre... un solo biglietto, nessun accompagnatore. Un sogno.

C'eravamo lasciati con cose tristi -e quando mai- e ora che le cose tristi sono finite -speriamo che non tornino più- io non riesco a scriverti. Ti dico che ieri ho letto questo post di Alice (ma voi la conoscete Alice? tutti dovrebbero conoscere Alice, secondo me). Ieri nel cuore della notte (le 21.30) leggendo  sono scoppiata a ridere e non riuscivo più a fermarmi. Il chercheur mi guardava preoccupato e allora gliel'ho dovuto leggere anche a lui il post del doudou. E abbiamo riso insieme. E poi il chercheur mi ha detto: sembra come scrivevi  tu una volta. E io mi sono fatta seria e pensosa.

E niente blog, non va bene sta cosa che ti cerco solo quando piango e sono impresentabile. Ho pensato che l'uso che ho fatto di te è P0rnògr@fic@, ho ripensato alla Carmen, un po' come disgustata, che mi dice no scusa Squa, non ti leggo più, non ce la faccio... O l'amica G. che parlando di blog mi disse: non ce la faccio proprio a infilarmi nella testa degli altri, neanche se consenzienti! Sto meglio, bloggino mio e mi è venuta un po' la vertigine al rendermi conto di quanti pensieri nudi e crudi ti ho affidato. 


Questo pensiero sconnesso lo dedico ad Alice, mi sa. Perchè mi ricordi com'ero e la cosa bella è che non me n'ero accorta. Ora ce lo so.

Niente panico, ad un certo punto le trasmissioni tristi tornano. Mi sà. MA magari anche no. Vediamo...

26 August 2015

May I see her?

11 Agosto 2015, in fuga

Ti ritrovi a pensare che aveva il suo dannato senso quell'impazzimento, quel dire agli amici ritrovati da appena due giorni, pur in condizioni per nulla uguali a quelle immaginate: Scusate ma noi ce ne andiamo, non giudicateci, abbiamo bisogno di spazio e di calma e di tempo.

E quindi ci siamo ritrovati io e te davanti a quel cancello ad aspettare papà, c'era la bicicletta in affitto da andare a riportare, le chiavi di casa degli amici da lasciare nella casella della posta perchè loro erano usciti. Faceva un gran caldo, intorno a noi c'era il traffico del boulevard Grosso, ma mentre scambiavamo queste poche parole per me è come se tutto si fosse fermato.

Mamma ti ricordi nonno E?
Si che mi ricordo nonno E

E mamma ti ricordi nonna A?
Certo che mi ricordo nonna A. E tu ti ricordi nonno P?

Si
E ti ricordi nonna S?

...
No, lo so, non puoi ricordartela, non l'hai conosciuta

E perchè?
Perchè è morta prima che tu nascessi. Tu eri nella mia pancia quando è morta

E mamma, la posso vedere?
No, non la puoi "vedere" perchè non c'è più, ma se vuoi quando siamo a casa di nonno P ti faccio vedere le sue foto

E anche i video?
No, non ho video, solo foto, se vuoi vederle me lo chiedi, d'accordo?

Si

Quando è tornato papà mi ha trovata con gli occhi pieni di lacrime, ho inforcato bici e occhiali da sole, il mondo ha ricominciato girare, io pedalavo e piangevo forte. Perchè da poco sai che esiste la morte, l'hai vista disegnata come un cavallo a zampe in su nel libro dei disegni arabbiati. E già quello, prima che succedesse, non mi riusciv a figurare di come sarebbe stato. Poi è semplicemente successo, senza troppo clamore. E non sei ancora preoccupato, è presto, ma so che ad un certo punto lo sarai e ora non so immaginare come potrò aiutarti.
Adesso stiamo parlando del fatto che anche le mamme possono morire e io, che sono ancora così ferita, non credevo proprio che sarei stata capace di annunciartelo.


Dovevamo forse essere in fuga, in un quadretto così surreale siamo riusciti a parlarne, mentre ogni altra volta che io ci abbia provato mi hai zittita. Ho capito che hai bisogno che queste conversazioni avvengano mentre io sono in piedi guardando altrove, in transizione tra una cosa e l'altra, come se nulla fosse. Che era idiota immaginarsi me e te uno di fronte all'altra che ci parliamo col cuore in mano. Tu non sei così, e va benissimo.


Appena il giorno dopo di nuovo ne parlavamo, non mi ricordo più perchè e per come. Tu giocavi, io stavo lì, in piedi sulla porta.

(...)
e dov'ero io quando nonna S è morta?
Nella mia pancia

e ho sentito rumore?
rumore? [!!??] ... forse mi hai sentita piangere forte

e perchè?
Perchè ero molto triste

e perchè?
Perchè era la mia mamma ed ero triste

Il tuo papà dietro di me stava appendendo i panni e mi ha dato un piccolo e tenerissimo pizzicotto sulla chiappa destra, che mi ha dato moltissima forza. Nessuna lacrima si è affacciata all'orizzonte. Cresciamo, bimbo mio, io spero che cresciamo forti.


Non mi hai ancora chiesto le foto, ma adesso sono pronta ad aspettarti. In piedi, guardando altrove. Va bene così.

05 July 2015

Maglia gialla

Scritto nel luglio 2013 riesumato nell'aprile del 2014 e ora a luglio 2015. Non male. 

Il Salagou

Squabus è in fase positiva, vivaddio. Sa che durerà poco e deve trovare il modo di farsene una ragione


Dovesse dire le tre caratteristiche salienti del periodo direbbe che sono: l'apertura al mondo, la voglia di sport di squadra, il desiderio di parlare di sè in terza persona. Come sentisse il dovere di coccolarsi, dirsi che tutto sommato sta facendo un bel lavoro, che va tutto bene. In prima persona non viene tanto bene.

Ma si diceva lo sport. Per fortuna lo sport la viene a stanare anche se lei non se ne ritaglia il tempo. A parte la corsa al passeggino, per cui teme di essere ormai famosa nel quartiere senz'anima. Adesso deve solo trovare un maestro yogi fidato, un gruppo di teatro e tornare in piscina, poi forse la nostalgia d'Olandia sarà scongiurata del tutto.

Un altro sport l'è venuto a stanare anche la settimana scorsa. C'era la giornata dedicata al team building con il suo gruppo.

Dopo aver accantonato il rafting, vivaddio chè Squa si cacava un po' sotto, la scelta è caduta su un bellissimo giro in mountainbike. In un posto a meno di un'ora da MontePello di cui riparlerà perchè l'ha già eletto meta preferita del week end. Un posto magnifico. Squabus era solita andare in mountainbike quando viveva in Francia la prima volta, sempre a sud, ma un po' più in là. Col chercheur e i sacerdoti del tempio si andava a pedalare nell'arrière-pays nizzardo. Le gite più belle che ricorda erano all'Esterel oppure intorno alla città di Moliere.  Per non dimenticare quella vacanza cicloturistica in Sardegna. 


Squabus in qualità di mamma-del-gruppo come è stata soprannominata (e quasi piangeva davanti ai colleghi a sentirlo) ha riservato le bici per tutti, della taglia giusta per ognuno.
Si è raccomandata  acqua e crema solare e via, si è partiti.

Il cielo era blu, il sole splendeva assoluto  e pure troppo. Il contorno era magnifico e già dopo pochi chilometri Squabus si è persa in quei meta-discorsi tra se e sè.
 
C'era il capo, che nonostante la sua età, maggiore di quella di tutti è partito in quarta e ha tenuto la maglia gialla del leader fino alla fine. Antidoping scherzavamo noialtri. Antidoping al traguardo!!

C'era quello che in mountain bike come sul lavoro deve andare di show off.

C'era quello dolce (Didi).

Cc'era quella che zotta zitta riusciva a stare dietro il capo.

Quella che zitta zitta invece non ce la faceva.

Quello che parte forte e invece gli son venuti subito i crampi.

Quello che non ti chiede come va neanche a morire, proprio non gli interessa e se glielo chiedi tu ti rsiponde: oui ça va come se fosse ovvio e tu avessi domandato che taglia di mutande porta

Com'è normale Squa ha cominciato a riflettere du di sè

Nnessuna ansia da prestazione, stava a metà, aspettava quelli che erano indietro. Se la cavava. Aveva molto meno paura di un tempo delle discese. Tra l'altro da quando è mamma è molto pià coraggiosa in generale, ha notato. A calcetto l'altro giorno è persio stata in porta e decentemente.
E adesso la vedesse il chercheur che scende giù dalle le discese con i sassi.


Intanto farfalle di colori bellissimi, profumo d'origano, il lago.


Squabus ha pensato che il capo che era davanti a fare il leader non aveva modo di rendersi conto
di quelli che restavano indietro e poi che di team building in quella circostanza se ne stesse facendo ben poco. E che forse in fondo in fondo aveva ragione a dubitare delle qualità direttive del suo capo.


Squabus nonostante faccia 10 kg circa di sovrappeso rispetto a quello che un tempo era il suo peso forma e che tra tutti loro era l'unica ad aver vissuto quello stravolgimento del corpo che è portare in grembo un esser eumano. Che dopo ci vuole una certa dose di volontà a tornare prestanti come si era abituate ad esserlo. E come fanno le mamme atlete se l'è sempre domandato.Squabus era tutto sommato tra quelli più freschi e prestanti. Il capo però l'ha vista sempre ultima perchè lei aveva voglia di apsettare quelli che non ce la facevano.


A Squabus, si sa, le metafore piacciono molto.


04 July 2015

La cascata

La Cascata, da qui


Un mese e un po' dalle ultime notizie e Squabus ha fatto tantissime cose. Tutte belle. Ha curato un pochissimo il giardino nuovo di zecca, ma soprattutto si é stesa quasi ogni mattina a guardare il cielo tra un saluto al sole e l'altro, tra un addominale e un jumping jack. Ha corso-camminato più di 20km nelle ultime due settimane, ha giocato a piedi nudi a calcetto genitori contro bimbi (6-8 anni, le squadre erano quasi equilibrate!!) e si é rispaccata la schiena come non succedeva da mesi. Ha contato tantissime calorie, ha mangiato qualche fetta di torta, compresa la sua, e poi, di buonumore si é rimessa a contare, correre, yogare. Ha letto un pochino. Ha avuto ospiti. Ha fatto bellissimi picnic al fiume. Ha riso tanto. Ha osservato. E' stata più in silenzio.


Ha capito tante cose ed é pronta a rimettersi in gioco, crede. Qualsiasi cosa voglia dire davvero, all'origine, a Squabus mettersi in gioco fa pensare all'aver voglia di ridere e scherzare e stare leggeri. Squabus aveva perso la voglia e ancora ci pensa a com'é che quella voglia le torna quando succedono cose brutte-brutte. Un po' é intimorita perché non vuole mica che, dovesse perderla di nuovo, debba succedere una cosa brutta brutta-bruttissima per farle tornare voglia di giocare.


E' stata in gita sociale con tutto il labò in dei posti meravigliosi, ché siccome nel gruppo questo giro c'erano un componente di sesso maschile in ramadan e un componenete di sesso femminile con un microbebé nella pancia (l'ultimo nome sul post-it), quest'anno é stata una cosa super-soft ma molto variegata, con micropasseggiata in un posto meraviglioso, picnic all'ombra e bagno sotto le cascate. Le cascate. Le cascate le hanno fatto venire voglia di scrivere.


Il giovane phD francese era già sotto, seduto su una roccia. Ha fatto segno venite! Squabus si è tuffata e ha nuotato più forte che poteva, più si avvicinava più faceva fatica. Il pHD-Jr ha teso una mano che lei ha afferrato. Ha lottato per sistemarsi sulla roccia, per sedercisi e l'acqua era forte ma ora andava molto meglio. Il cuore le saltava fuori dal petto, intanto, per l'emozione. Poi, poi si è alzata in piedi e a quel punto non faceva più alcuna fatica. Si è sentita molto potente. Ha gridato di gioia, la voce forte coperta un po' dal rumore dell'acqua Si è sentita potente e, protetta dal contesto, ha anche pianto un pochino.  Perchè è durissima mentre nuoti davanti quella cascata spettacolare. Arrivare è meraviglioso. Perchè come al solito era partita per metafore.


Era arrivata, un giorno, crede, in quel paesino medievale e lontano, poi è dovuta partire e una volta altrove è scivolata giù ed ora ha paura di nuotare di nuovo verso la cascata. Una parte di lei almeno.


Squabus poi si è resa conto che aveva cercato di scrivere un post anche sulla gita sociale di due anni fa, un post che si chiamava Maglia gialla e parlava di leadership e metafore, come al solito, ma che poi è rimasto due anni qui. Ora lo finisce, con 24 mesi di ritardo e lo pubblica, forse domani, forse dopo...




29 May 2015

Rimettersi in gioco

ha molto senso questa espressione

ed è la cosa più difficile quando sei tutta accartocciata su te stessa

Non stai mica poi così male, se resti in disparte, in silenzio, in penombra

Per nulla male. Anzi senti l'energia del cosmo e la gioia delle piccole cose.

Ma di giocare ne hai punto voglia, soprattutto con altri esseri umani fuori di lì

Sarà la fragilità, la paura, il disorientamento

Rimettersi in gioco ed accettare la leggerezza, 

Fare, dire cose "normali", leggere, gioiose, semplici



Lo sfasamento, il dolore delgi altri, perchè si smette di chiedere aiuto,  

conflitto di lealtà

queste sono le cose su cui rifletti.


Di gioco non c'è ombra, eppure vorresti capire da dove si inizia

come si smette di avere paura

25 May 2015

Twentyone days later

Al ventunesimo giorno ho avuto un momento di sconforto cupo. Mi scoppia una risata isterica... a farmi fare crack è un'influenza. Pistacchio ha iniziato a strarnutire qualche giorno fa e poi a dire che aveva maldigola, era un pochetto giù di tono, ma niente di chè. Però quando il microbo in questione è arrivato a me, è arrivato più forte e incazzoso, o sono io che sono debilitata? Niente o quasi febbre, ma ossa rotte, stanchezza atavica,  giramento di testa. Ma appunto, forse è il microbo che si approfitta del mio stato di ancora debilitazione.

All'ultimo controllo, una settimana fa,  ero ancora bella anemica, e quindi prendo il ferro diligentemente ogni mattina appena sveglia, senza mai sgarrare. Lo prendo appena aprro gli occhi, ancora a letto, un paio d'ore prima del caffè, perchè interferisce col suo assobimento, vale anche se il caffè è decaffeinato come lo prendo io, visto che il problema è causato dai tannini. Questo per dire che ho studiato e faccio i compiti.